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Digiuno per Marco Zennaro

Oggi è per me una giornata di digiuno.

Partecipo ad una iniziativa, organizzata da Federica Piran, di digiuno a staffetta per sensibilizzare le istituzioni sulla situazione di Marco Zennaro (se non sapete la storia fate qualche ricerca).

La mia convinta partecipazione, ben poca cosa, e che mi fa anche bene visto il sovrappeso, nasce dalla mia esperienza.

Perché la maggior parte delle persone non hanno la minima idea dei rischi che gli imprenditori e i loro collaboratori ogni giorno corrono per portare il made in Italy nel mondo.

Export non è solo andare in un grande albergo di New York o Pechino o Dubai ad incontrare il cliente.

E’ anche posti lontani e pericolosi, come il Sudan, appunto.

Le grandi aziende hanno apposite strutture di sicurezza, squadre di pronto intervento. Noi piccoli imprenditori dobbiamo basarci su esperienza e fortuna.

Non credo che a molti di voi sia capitato di viaggiare in città su grossi SUV in colonna che non si fermano al semaforo “se no rischi che ti sparino per rubarti la macchina” o abbiano provato il brivido di un autista su una strada africana, o siano arrivati in albergo dove gli consegnano un foglio con scritto “non uscite, prendete solo taxi nostri e cercate di stare in zone vigilate (armati di mitra)”.

Chi lavora in certi paesi mette la polizia, l’addetto alla frontiera e simili che ti ferma e vuole la “mancia” per lasciarti andare tra le cose che succedono, così come le piccole rapine.

Cose giornaliere, purtroppo, nei i grandi numeri, spesso raccontate come “colore” da chi ritorna dal viaggio.

Se poi invece sei sfortunato, come Marco Zennaro, finisci nel giro sbagliato e…

Ma da “colonna portante” della economia italiana, quella che ha retto il PIL, che ha permesso all’Italia di stare in piedi in anni in cui il mercato interno è asfittico, che sta battendo ogni record di export, ti aspetti che il tuo paese ti protegga, cerchi di intervenire, di salvarti, non che ti abbandoni.

Per questo oggi digiuno, per Marco e per tutti quelli come lui, come me, come i nostri collaboratori, che per quell’ordine in più, per la soddisfazione di un nuovo cliente, per responsabilità sociale verso quelli “a casa” dell’azienda e della filiera sacrificano il tempo con la famiglia, rischiando a volte letteralmente la vita… e vi garantisco che non è solo una questione di soldi.

Non a caso in questa situazione molti si stanno stufando, e vendono l’azienda, incassando spesso abbastanza da mantenere un ottimo livello di vita per loro e a volte le future generazioni.

Abbiamo quindi assoluto bisogno di sapere che il nostro Stato è dietro di noi, visto che non ci facilita, almeno a proteggerci.

Perché non ci siano altri Marco Zennaro e il mio prossimo digiuno sia solo per i chili di troppo.

#marcozennaroliberosubito

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